Ho letto e raccontato, qui nel mio blog, altre due pubblicazioni di Cinzia Cofano (“Esserci” e “La speranza tra filosofia e vita”).
Ogni lettura è stata il risultato di uno scambio affettuoso, di libri fra autori.
Questo terzo articolo è dedicato alla sua prima pubblicazione, ed è quasi un segno del destino per me, che sono un cultore della teoria del viaggio nel tempo, aver letto e recensito con un ordine temporale non cronologico.
Solo un raggio di sole di Cinzia Cofano, mi ha fatto viaggiare in vari modi, seguendo i percorsi di tre donne: Sofia, Amira e Silvia. Tre vite differenti, tre percorsi, tre storie che sembrano inizialmente muoversi su strade separate e che, poco alla volta, finiscono per incontrarsi.
La stessa descrizione presente all’interno della copertina lo anticipa: Sofia e Amira sono amiche d’infanzia e ripercorrono insieme le tappe delle loro esistenze, mentre Silvia è una donna semplice e dolce che ha conosciuto l’amore e anche il dolore che può accompagnarlo. A collegare le loro vite ci sono tre uomini che diventeranno importanti nei momenti di svolta della loro ricerca della serenità.
Ma c’è una cosa che la descrizione non può raccontare, ovvero le sensazioni che ho provato io durante la lettura. Leggendo il romanzo, mi sono ritrovato spesso a fare salti avanti e indietro nel tempo.
A seconda di chi stava parlando, o della storia che in quel momento veniva raccontata, la narrazione mi riportava al passato, poi tornava al presente, poi apriva un’altra finestra su una vita diversa.
E così, quasi senza accorgermene, ho iniziato a sentirmi realmente un viaggiatore del tempo, ed usando questo libro come una macchina del tempo cartacea!
Ogni capitolo sembrava indicarmi una nuova destinazione, e la cosa affascinante è che queste linee temporali, inizialmente separate, finiscono progressivamente per incontrarsi. Le vite delle protagoniste si incrociano e ciò che prima appariva distante comincia ad assumere un significato diverso.
Mi è venuto spontaneo pensare quindi ad una sorta di paradosso temporale letterario.
Non nel senso fantascientifico del termine, naturalmente, ma nella sensazione che produce nel lettore:
io conosco una parte della storia, poi ne scopro un’altra, poi torno indietro e improvvisamente qualcosa che avevo letto prima assume una luce nuova.
È come guardare una grande fotografia pezzo per pezzo e solo quando hai tutti i frammenti riesci a vedere l’immagine.
Quello che mi ha colpito è che le protagoniste non sembrano costruite per rappresentare un unico modo di essere donna. Sono diverse, con personalità differenti, esperienze diverse e soprattutto modi diversi di affrontare ciò che la vita mette loro davanti.
Ed è proprio qui che, secondo me, il romanzo acquista una sua dimensione molto umana, perché le persone non sono sempre perfette.
Non parlano sempre in modo elegante, non fanno sempre la cosa giusta, non reagiscono sempre come ci aspetteremmo.
E questo, durante la lettura, mi ha portato anche a riflettere su alcune critiche che il libro ha ricevuto, in particolare su certi stereotipi e su un linguaggio che in alcuni momenti può sembrare quasi adolescenziale e disinibito. Io stesso, leggendo, ho inizialmente avuto qualche perplessità.
Poi però mi sono posto una domanda: “e se quello non fosse necessariamente il linguaggio dell’autrice, ma quello dei personaggi?”. Ne ho parlato direttamente con Cinzia (sappiate che ad ogni suo libro letto, le ho sempre inviato messaggi con le mie impressioni o perplessità), e la sua risposta ha confermato proprio questa mia impressione.
Mi ha raccontato di aver utilizzato intenzionalmente alcuni stereotipi e modi di parlare che appartengono realmente al linguaggio giovanile, proprio per rendere determinate situazioni e determinati personaggi più credibili. E questa spiegazione, per me, è stata interessante perché dimostra quanto sia importante distinguere tra la voce di chi scrive e la voce di chi viene scritto.
Un personaggio può essere immaturo, superficiale, impulsivo, può avere pregiudizi, può dire cose che noi lettori non diremmo mai, e non significa automaticamente che l’autore di un libro condivida ciò che quel personaggio dice.
Per quanto riguarda la mia emotività vi devo fare una confessione: nonostante alcune critiche lette, abbiano parlato di emozioni forse raccontate con in misura ridotta, io posso dire una cosa molto semplice: a me il libro ha fatto piangere ed in più di un punto.
E non intendo dire quel leggero luccichio nell’angolo dell’occhio, ma parlo proprio di momenti in cui ho dovuto fermarmi perché piangevo anche singhiozzando!
Quando l’ho rivelato a Cinzia, mi ha raccontato che nella versione originaria del romanzo c’era molto più materiale emotivo, ma che una parte importante era stata eliminata per esigenze editoriali.
La mia replica inevitabile è stata: “Allora con la versione integrale avrei rischiato di annegare nelle mie stesse lacrime!”
E non è stata soltanto una battuta, ma il mio modo per dirle che, almeno per me, le emozioni descritte sulle pagine mi sono arrivate davvero.
Come già detto, ho avuto la possibilità di confrontarmi direttamente con Cinzia su alcuni aspetti del romanzo e questa, per me, è stata forse una delle parti più belle di tutta l’esperienza.
Ed è stato interessante scoprire che dietro certe scelte che durante la lettura mi avevano fatto riflettere c’erano intenzioni precise.
Mi ha raccontato, inoltre, che nel libro c’è molto della sua vita, ma anche molto frutto della fantasia. E persino quando inventava situazioni e personaggi, cercava di entrarci dentro, di mettersi nei loro panni, anche grazie alla sua esperienza teatrale.
Questa cosa mi ha colpito particolarmente, perché, alla fine, scrivere significa anche questo: provare a diventare, per qualche pagina, qualcun altro.
E forse è proprio questo che permette a una storia inventata di sembrare vera.
La frase con cui viene presentato il libro parla di una cosa semplicissima: “È importante imparare ad alzarsi in piedi ogni volta che si cade.”
Ma aggiunge qualcosa di altrettanto importante: non è scontato avere accanto la persona giusta che ci aiuti o ci sproni a farlo. E credo che sia una delle chiavi con cui ho finito per leggere questo romanzo.
Perché Solo un raggio di sole non parla soltanto di amore, parla di legami, di amicizia, di dolore, di ferite, di ricordi, di persone che entrano nella nostra vita e la cambiano, del difficile percorso che porta a cercare una forma possibile di serenità.
Forse anche per questo una delle frasi che ho annotato durante la lettura mi è rimasta particolarmente impressa: “Gli amici sono come stelle che si accendono in un cielo pesto per dare una direzione, un messaggio.”
È un’immagine che mi sembra riassumere bene lo spirito del libro. Quando tutto è scuro, a volte non serve illuminare l’intero cielo, basta una luce.
Alla fine, non credo che Solo un raggio di sole sia un libro che si possa liquidare semplicemente con un “mi è piaciuto” oppure “non mi è piaciuto”.
Perché durante la lettura mi ha fatto fare qualcosa che considero molto più importante: mi ha fatto sentire. Mi ha fatto riflettere sul modo in cui le persone attraversano il tempo, sul peso dei ricordi, sui legami che resistono, su quelli che cambiano e su quanto possa essere sottile il confine tra una ferita e la possibilità di rialzarsi.
E, soprattutto, mi ha fatto viaggiare avanti, indietro, da una vita all’altra, da un ricordo del passato al presente, fino a quando le strade di tre donne, apparentemente lontane, hanno iniziato a incrociarsi.
Io, nel frattempo, ero lì con il libro aperto tra le mani, come un viaggiatore del tempo senza macchina del tempo, con un carico emotivo molto grande.
Ciò che avete appena letto non vuole essere una recensione “da scheda”, è semplicemente il viaggio di un lettore dentro il libro. E ogni lettore, si sa, attraversa una storia in modo diverso.
Se poi come nel mio caso, il lettore è anch’egli autore di libri, le sensazioni e le emozioni sono esponenzialmente amplificate.
Ringrazio di cuore Cinzia, per avermi donato anche questo suo libro, per l’amicizia, la connessione emotiva e l’affinità mentale che ci lega.
Michelangelo Di Gennaro


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