Ho letto Crepe Vive il 3 aprile.
Il libro mi è arrivato quella stessa mattina e nel pomeriggio l’ho aperto senza pensarci troppo, non era programmato, non era un “quando ho tempo”, era semplicemente il momento giusto. Oggi, 7 aprile, ne parlo, perché alcuni libri hanno bisogno di decantare, di essere ascoltati più che letti, di trovare il loro spazio dentro di te prima di essere raccontati.
Maria Antonella D’Agostino l’ho conosciuta grazie alla radio, durante la diretta del programma PickWick, condotto da Giuseppe Romito su MGradio, un programma a cui ho partecipato anch’io in precedenza, in qualità di autore. In questo periodo mi succede spesso: grazie al programma, arrivano persone nuove, delicate, vere, e restano. Lei è una di queste. Ci siamo scambiati i libri con semplicità: io le ho mandato il mio, lei mi ha mandato il suo, con un gesto pulito, umano, come dovrebbe essere sempre.
Nel pomeriggio del 3 aprile mi sono seduto e ho iniziato a leggere. Il libro scorre e non scivola via, ha quella scrittura che non ti chiede di interpretare ma di esserci, in quanto ogni poesia ha un suo modo di respirare, una sua immagine, una sua piccola verità. Sono tutte interessanti, tutte con qualcosa da dire, ma dodici poesie in particolare mi hanno fermato. Non perché fossero più belle, ma perché le ho sentite mie, mi ci sono ritrovato dentro senza volerlo, hanno toccato punti emotivi che non scelgo io, e questo per me è il segno più sincero che un libro funziona davvero.
E qui voglio essere chiaro: il fatto che dodici poesie mi siano risuonate più delle altre non significa che le altre valgano meno. Lo spettro emotivo è chiaro che sia lo stesso per tutti, certo, ma il modo in cui si attiva cambia da persona a persona, dipende dalla nostra sensibilità, da come siamo fatti e da cosa ci attraversa in quel momento. Quello che per me vibra subito, per un’altra persona potrebbe restare in silenzio o parlare più tardi. È questo il bello, perché ogni poesia trova il suo lettore e lo fa quando vuole lei.
E c’è un’altra cosa che ho sentito forte: Maria tocca tutte le sensibilità dell’intelletto umano. Non si limita all’emozione, va oltre, sfiora la filosofia, e anche il misticismo, aprendo spiragli che non sono solo letterari ma anche interiori. Ed è per questo che, in fin dei conti, Crepe Vive continua a vibrare in me, perché non parla solo al sentimento ma anche a quella parte più profonda che cerca senso, che cerca connessioni, che cerca un varco.
Ho impiegato quattro giorni per ponderare questo articolo, perché ho avuto bisogno di lasciarlo decantare, di rileggerne alcuni passaggi e di capire meglio il punto di vista poetico dell’autrice. Alcuni libri non li puoi raccontare subito, e oltre a leggerli devi anche ascoltarli.
La scrittura di Maria Antonella D’Agostino non forza mai il passo: segue il suo ritmo, limpido e autentico, e proprio per questo riesce a raggiungere zone interiori che non sempre lasciamo aperte. Non irrompe, non pretende, ma si insinua con delicatezza e poi resta, con quella presenza che riconosci solo quando ti accorgi che qualcosa dentro di te ha iniziato realmente a vibrare.
È un libro che riesce a entrare emotivamente, si lascia avvicinare con naturalezza e, se lo incontri nel momento giusto (come è successo a me) rimane, si appoggia sulla pelle e nella mente con quella discrezione che appartiene solo alle cose autentiche.
Crepe Vive è pubblicato da Bertoni Editore e si può acquistare oltre che sul sito della casa editrice, anche nei principali store online.
Michelangelo Di Gennaro


Rispondi