
Nicola Lospinoso ospite di “Librinstreaming” presenta il suo libro nella trasmissione “Libri a Palazzo Recupero” condotto da Cinzia Cofano. Cliccare sulla foto per lo streaming video
“Lamentazioni e coiti dell’io”, scritto da Nicola Lospinoso con le illustrazioni di Anna Maria Viggiano (laureanda all’Accademia di Belle Arti di Brera), è un libro che non si offre semplicemente, ma si espone. Non cerca il lettore, non lo accompagna, non lo seduce.
Gli si para davanti come un corpo nudo che non ha più interesse a nascondere le proprie fratture.
Nicola Lospinoso scrive da un punto in cui l’io non è più un luogo da difendere, ma un territorio da attraversare con la stessa cautela con cui si entra in una casa dopo un terremoto.
Il suo disincanto non è posa né estetica, ma è una condizione.
È una forma di lucidità che non concede sconti, che non si lascia ingannare dalle parentesi luminose che la vita ogni tanto concede.
La gioia, quando arriva, lui la riconosce, la guarda, la accoglie perfino.
Ma non ci si abbandona pienamente e la tiene a distanza, come si tiene tra le mani qualcosa di bello sapendo che non ci appartiene davvero.
È una freddezza che non nasce dal cinismo, ma dalla consapevolezza che tutto ciò che scalda, brucia.
Dentro questa postura si colloca la sua definizione più precisa:
“Autismo filosofico”; non è un’etichetta clinica, né un vezzo linguistico.
È il tentativo di nominare un modo di stare al mondo:
la sensibilità amplificata, la percezione che non filtra, l’emotività che non si protegge, ma tutto questo rivolto non al caos esterno, bensì al pensiero interiore.
È come se la sua mente sentisse con la stessa intensità con cui altri vivono.
È una vulnerabilità che non si nasconde, una trasparenza che non si può spegnere.
Il titolo è una dichiarazione di metodo.
Le Lamentazioni non sono lamenti privati: sono un richiamo diretto alle Lamentazioni bibliche, a quella voce che parla davanti alla rovina sapendo che nessuno risponderà.
Lospinoso riprende quella struttura antica (la preghiera senza risposta, il dolore che diventa testimonianza) e la porta dentro un Io contemporaneo che non ha più un Dio a cui rivolgersi.
È un gesto liturgico senza religione, un atto di verità pronunciato nel vuoto cosmico.
I Coiti sono l’altra metà del titolo: la carne, la frizione, il contatto che riporta l’io nel suo limite più concreto.
Non c’è provocazione, non c’è compiacimento.
C’è la consapevolezza che il corpo è l’unico luogo in cui l’io può ancora tentare di esistere, anche quando tutto il resto crolla.
Lospinoso scrive da una soglia: quella tra la resa e la resistenza, tra il desiderio di essere e la certezza di non poter essere fino in fondo.
La sua lingua è spoglia, tagliente, a tratti ruvida.
Non cerca la bellezza, e proprio per questo la raggiunge.
Non cerca la profondità, e proprio per questo la tocca.
Non cerca la commozione e proprio per questo la provoca.
In questo libro, l’io non è un eroe né un martire.
È un organismo che tenta di orientarsi in un universo che non gli offre mappe.È un corpo che desidera e soffre, un pensiero che inciampa, una voce che non smette di parlare anche quando sa che nessuno risponderà.
“Lamentazioni e coiti dell’io” è un libro che non consola, non promette, non salva, ma mostra, con una sincerità agrodolce che non fa sconti, che l’io (anche quando lamenta, anche quando gode, anche quando si ritrae) resta l’unico luogo in cui possiamo ancora tentare di abitare senza mentire a noi stessi.
Il progetto, secondo quanto espresso dall’autore, nasce da un’esigenza di fruizione della poesia a 360°. Questa è la motivazione per la quale l’edizione si presenta in formato tascabile ed entra letteralmente nella tasca di un jeans, o di un qualsiasi tipo di pantalone.
È quindi ideale da portare sempre con sé, non ingombrante e può diventare tante cose. Lospinoso considera l’opera non solo il suo libro in quanto scritto da lui, ma anche il taccuino di quella persona, che leggendolo in una determinata occasione, ci può appuntare pensieri, versi, idee, qualsiasi cosa. La considera un’opera in movimento, fluida, e che procede in avanti, per poi tornare indietro; la si può leggere da molte angolazioni: in orizzontale, se si vuole, ma anche in verticale, se serve un altro orientamento. E srotolando la copertina emerge il nesso tra fronte e retro, tenuti insieme da un filo la cui interpretazione resta aperta.
Il prodotto è completamente artigianale, proprio a voler sottolineare l’altezza, la grandiosità della poesia non solo come parola, ma anche come lavorazione. L’autore lo definisce un progetto anti-editoriale, considerando che un editore non lo pubblicherebbe per una questione di costi di produzione: la carta e gli inchiostri utilizzati sono particolarmente pregiati, ed il tutto è stato completamente inciso dall’artista su una lastra madre con una lavorazione che non è soltanto artigianale, ma autenticamente artistica, in continuità con l’intero progetto.
Lospinoso considera di vitale importanza tutta la realizzazione dell’opera, in quanto nata in continuità tra l’idea, il pensiero e la mano.
“Lamentazioni e coiti dell’io” non è soltanto un libro, ma un atto compiuto. Un’opera che nasce dove l’idea diventa gesto e il gesto diventa forma, senza mediazioni e senza compromessi. È lì, in quella continuità ostinata tra pensiero e mano, che l’autore afferma la sua verità più radicale: la poesia non si rappresenta, si fa. E quando accade, non chiede di essere capita ma di essere riconosciuta.
Michelangelo Di Gennaro


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