Il TUTTO che non possiamo contenere

Ci sono domande che non se ne vanno.
Domande che tornano, che bussano, che ti seguono come un’ombra luminosa.
Una di queste, per me, è sempre stata la stessa:

“Com’è possibile che prima ci fosse il nulla?”

La risposta, dopo anni di meraviglia e inciampi, è sorprendentemente semplice:
non è possibile.

E più ci penso, più mi accorgo che il vero limite non è l’universo.
Siamo noi.

Il nulla non è mai esistito:

Quando immaginiamo il “nulla”, pensiamo a un vuoto totale, al silenzio cosmico o ad un’assenza assoluta.

Ma il nulla, quello vero, non può:

  • cambiare
  • generare
  • trasformarsi
  • contenere possibilità

Il nulla non può nemmeno “diventare” qualcosa.
Se fosse davvero nulla, resterebbe nulla per sempre.

E allora l’universo da dove arriva?

Non dal nulla e mai dal nulla.

Il Tutto nasce da uno stato che non comprendiamo:

La fisica moderna ci offre scenari affascinanti:

  • vuoti quantistici pieni di energia
  • campi primordiali
  • transizioni di fase
  • universi ciclici
  • geometrie senza tempo

Sono solo tentativi, mappe incomplete, sguardi lanciati oltre il bordo del conoscibile.

Ma tutte queste ipotesi hanno un punto in comune, ovvero presuppongono che qualcosa ci fosse già.

Qualcosa che non riusciamo a immaginare.
Qualcosa che non entra nelle nostre categorie mentali.
Qualcosa che non è “prima”, “dopo”, “dove”, “come”.

Uno stato che non comprendiamo ancora e forse non comprenderemo mai.

Il limite non è l’universo, ma la mente lo è:

La nostra mente è nata dentro l’universo, è un prodotto del Tutto che cerca di capire il Tutto.

È come se un’onda cercasse di capire l’oceano, come se un personaggio cercasse di capire l’autore, come se un colore cercasse di spiegare la luce.

Non è questione di intelligenza, è questione di struttura.

La mente umana non è progettata per contenere l’origine dell’esistenza, perché non ha strumenti, né linguaggio, né la forma adatti a farlo.

E va bene così, anche se personalmente lo accetto con riluttanza…

Nessuna strada è sbagliata, se nasce dalla meraviglia:

Ed è proprio qui che voglio arrivare.

Quando riconosciamo che la nostra mente non può contenere il Tutto, allora diventa evidente una cosa semplice e potente, in quanto non possiamo escludere nulla… nemmeno il Divino.

È proprio nei limiti della conoscenza che si apre lo spazio del sacro e non come imposizione, non come dogma, ma come possibilità.

E allora capisco perché, da millenni, l’essere umano cerca risposte attraverso le religioni, i culti, i riti, i simboli, le mitologie, le forme di magia e le filosofie spirituali.

Non perché siano “illusioni”, ma perché sono tentativi umani di dare un senso a ciò che la mente non può afferrare.

E non c’è assolutamente nulla di sbagliato in questo, finché non feriamo chi la pensa diversamente,
finché non imponiamo la nostra visione, finché ricordiamo che ogni credenza è una lente, non la verità assoluta… solo allora ogni strada è legittima!

Ogni ricerca è degna, ed ogni linguaggio del sacro è un modo per dialogare con il mistero.

Perché se il Tutto nasce da uno stato che non comprendiamo, allora ogni tentativo di comprenderlo è un atto di umiltà, non di arroganza.

La meraviglia è l’unica risposta possibile:

Quando mi accorgo che non posso capire tutto, non mi sento piccolo, ma mi sento vivo.

Perché la meraviglia non è ignoranza, ma è intuizione.

È il riconoscimento che l’esistenza è più grande di me, ma io posso comunque sentirla vibrare.

Posso guardarla, posso farmi attraversare, posso farmi domande che non hanno risposta, e sentire che proprio lì, in quel vuoto apparente, c’è la parte più vera del Tutto!

Forse non sapremo mai da dove arriva l’esistenza.
Forse non capiremo mai cosa c’era “prima”.
Forse il Tutto nasce da uno stato che la nostra mente non può contenere.

Ma questo non è un limite.
È un invito a vivere, a stupirsi, a lasciarsi interrogare ed a riconoscere che il mistero non è un muro ma una porta.

E noi siamo qui, davanti a quella porta, con la meraviglia negli occhi e il Tutto che ci guarda indietro.

Intanto però guardiamo avanti, perché c’è tanta meraviglia dinanzi a noi che possiamo trovare anche nelle piccole cose!

Michelangelo Di Gennaro

2 risposte a “Il TUTTO che non possiamo contenere”

  1. Bellissimo articolo , ottimo spunto di riflessione… Mi ha fatto ricordare quando da ragazzini nell’ora di scienze ci dissero “prima del Big Bang non c’era nulla” ed io pensavo ad un vuoto nero, chissà perché poi proprio nero, era quella la sensazione che mi trasmetteva il nulla. Pensandoci però mi domandavo : “e se c’era il nulla allora come si è creato questo big bang? ” Forse nemmeno gli insegnanti sapevano come rispondere adeguatamente a dei ragazzini, perché come hai scritto tu , se fosse davvero nulla, resterebbe nulla per sempre . 
    Siamo troppo portati a definire le cose “inizio” “fine” come quando da bambini guardavamo il mare e ti capitava di dire “chissà dove finirà” . Finché riusciremo a mantenere accesa la nostra fiamma di curiosità , allora si che continueremo sempre a fare ricerche e sentirci vivi. Secondo il mio punto di vista se non ci sono più domande allora non vale più la pena essere in vita, perché sarebbe una vita sprecata . 

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    1. Avatar Michelangelo Di Gennaro
      Michelangelo Di Gennaro

      Grazie per questo ricordo così vivido.
      È incredibile come certe frasi ascoltate da bambini restino dentro di noi come piccole crepe da cui, anni dopo, entra la luce. Anche a me colpiva quel “prima non c’era nulla”, e come te sentivo che qualcosa non tornava, visto che se fosse davvero nulla, non potrebbe nascere nulla.

      Hai un modo di riflettere che apprezzo molto, anche se non ti ritieni una filosofa.
      La filosofia autentica nasce proprio così, in modo spontaneo, naturale, come un riflesso dell’intelligenza che non si accontenta dell’usuale e continua a cercare oltre ciò che è dato per scontato.
      E tu questo lo fai da sempre, lo si sente nelle tue parole, anche durante le nostre disquisizioni argute.

      Hai ragione quando dici che siamo troppo abituati a pensare in termini di inizio e fine. È il modo in cui ci hanno insegnato a guardare il mondo, ma la realtà profonda non funziona così.
      È più simile al mare che citavi: non ha un punto in cui “finisce”, ha solo orizzonti che cambiano.

      E sì, la curiosità è la nostra fiamma.
      Finché continuiamo a farci domande, restiamo vivi, presenti, in cammino.
      Quando le domande si spengono, si spegne anche qualcosa dentro di noi.

      Grazie per aver condiviso questo pezzo della tua storia.
      È sempre bello vedere come il mistero continui a parlarti, e come tu continui ad ascoltarlo! ❤️

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