La leggenda del Lupo bianco e della Strega rossa


Nel tempo in cui le ombre parlavano e la luna custodiva i segreti dei cuori selvatici, vi era un Lupo bianco che non conosceva il proprio nome. Vagava tra i monti avvolti dalla bruma, il cuore straziato da una furia senza causa, gli occhi accesi da un dolore antico che nessuno aveva mai osato guardare davvero.
Quel lupo non ululava alla luna per richiamarla, ma per sfidarla. Era stanco di essere solo bestia, eppure temeva ciò che sarebbe divenuto se avesse smesso di esserlo.
Finché, nella Notte di San Giovanni, una donna vestita di rosso attraversò il confine fra i mondi.
Aveva capelli come fiamme nel vento e occhi che non giudicavano. Si chiamava Marilyn, ed era la Strega rossa.
Non cercò di domare il lupo. Non lo chiamò mostro, né lo volle cambiare.
Gli parlò, semplicemente.
E le sue parole, come gocce di rugiada, penetrarono il suo silenzio più feroce:
“Non sei perduto.
Il tuo ululato è una preghiera,
e io sono qui per ascoltarla.”
Lui provò a fuggire, ma le sue zampe tremarono.
Non era la luna che lo aveva vinto, ma l’essere visto.
Quella notte, la furia si fece memoria.
E il lupo ricordò che non era nato per dilaniare, ma per vegliare.
Si inginocchiò davanti alla donna. Lei gli sfiorò la fronte.
E fu allora che il nome ritornò: Michelangelo il Lupo della Luce, figlio dell’Umanità Spezzata, Custode del Fuoco che non brucia ma trasforma.
Marilyn divenne la Guardiana del Confine, Colei che salva senza possedere.
E lui, il suo Compagno di Notte, spirito libero che la protegge senza mai incatenarsi.
Da allora, nei sogni dei puri, si racconta che:
“Chi rinsavisce un lupo con la verità del cuore lo lega a sé per sempre, non con il sangue, ma con la fiamma della riconoscenza eterna.”

Michelangelo Di Gennaro

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